CINEMA E TV
E' una madre coraggiosa perchè deve sostenere sua figlia, Giovanna, commissario di polizia, costretta ad affrontare i tentacoli d'acciaio della vendetta mafiosa, e sua nipote, Livia, vittima di un attentato e in fin di vita. Caterina, il personaggio interpretato da Ivana Monti in Distretto di polizia (il serial tv di canale 5 dagli ascolti record, più di 6,5 milioni di telespettatori), ha radici più profonde, affonda nelle esperienze personali dell'attrice.

Milanese di piazzale Corvetto, una carriera benedetta con un debutto al Piccolo Teatro, come Maddalena ne "l giganti della montagna" per la regia di Strehler, vedova del giornalista Andrea Barbato (rimasto nei cuori dei telespettatori per Fluff, Va' pensiero e per la famosa Cartolina), l'attrice parla per la prima volta del suo ruolo di madre nella vita. E dire che era stata tentata di rinunciare al suo personaggio, nella fiction Mediaset.
"Tutto è cominciato con un provino", racconta l'attrice in una pausa della sua tounée teatrale, che la vede impegnata in giro per l'Italia nello spettacolo "Ritorno a casa" di Harold Pinter, accanto a Paolo Bonacelli, proposto, con successo, per il secondo anno consecutivo. "All'inizio avevo qualche perplessità: l' anno prima avèvo'interpretato il ruolo di una madre isterica nello sceneggiato di Raiuno "Madri" e temevo. di legare trppo il mio viso a questo ruolo. Poi, avevo letto il copione di Marcello Fois e mi era piaciuta l'intensità di Caterina, questa donna che difende i valori della famiglia, in cui credo moltissimo. L'incontro con il regista Renato De Maria, poi, mi ha convinto: fin dall'inizio ha chiesto di dare un tono di estrema sincerità al personaggio e devo dire che è una bella sensazione essere in tournée e sentire dalle persone che mi capita di incontrare, in albergo o per strada, non solo donne, ma anche uomini, che questa madre è entrata nel cuore. Se ci sarà una seconda serie, certo non rinuncerò a questo personaggio, anche perche rappresenta il coraggio di andare avanti, anche da sole, anche senza un compagno... Tragedie ben conosciute...". I toni si fanno sommessi. C'è come uno strano destino che si intreccia e unisce la vita personale di Ivana e il personaggio di Ciaterina. Nella fiction televisiva si trova ad assistere la figlia Giovanna (interpretata da Isabella Ferrari) nella contrapposizione tra il lavoro e il senso del dovere da un lato e, dall'altro, la difesa del suo nucleo familiare, composto da una figlia sedicenne vittima di un attentato, Livia (Lavinia Guglierman), e un bambino, Federico (Alessandro Sperduti), che non ha superato lo choc della morte del padre. Anche nella vita Ivana Monti, madre di un bambino, Tommaso, di 11 anni, si è trovata di fronte allo stesso aut aut. "Quando Andrea ci ha lasciati, nel '96, io avrei dovuto riprendere per il secondo anno uno spettacolo teatrale di forte comicità. Era tutto pronto, avevo già firmato il contratto. Ma non me la sentivo. Telefonai al produttore: "Non ce la faccio, scusami". Ritornare in palcoscenico con una pièce comica e lasciare mio figlio mi sembrava assurdo. Nemmeno il mio lavoro aveva più senso. Avevo deciso di abbandonare il teatro e di dedicarmi interamente al bambino. Ma, a poco più di un mese dalla morte di Andrea, arriva una telefonata del suo più stretto collaboratore. Quando ho sentito la sua voce dall'altra parte del telefono, per me è stata una sorpresa graditissima, era una persona molto vicina ad Andrea e già per questo mi sentivo confortata, mi riconduceva a mio marito. Mi aspettavo quelle parole di affetto che in quei momenti tragici ci si attende e, invece, lui mi rimproverò aspramente: "Signora", mi disse, "ho saputo che non sta lavorando. Guardi che Andrea non sarebbe contento". Lo congedai, forse bruscamente, mi sembrava una valutazione fuori luogo, irrispettosa del mio dolore, ed ero frastornata, scossa. La scelta tra lavoro e famiglia era riaffiorata e mi sentivo di nuovo di fronte a una specie di bivio che, fino a qualche istante prima, avevo vissuto come una rinuncia definitiva ai miei progetti artistici. Mezz'ora dopo, nuovo squillo del telefono. Era il teatro di Siracusa che mi proponeva il ruolo di Clitermnestra in "Coefore" di Eschilo, con Anna Bonaiuto ed Ennio Fantastichini, per la regia di Giorgio Pressburger. Allora mi sembrò che quella prima telefonata avesse un senso, che fosse un segnale, un messaggio preciso. E, anche se non amo dare altri significati, non posso fare a meno di collegarla ad Andrea. Da allora ho ripreso il mio lavoro e ho sempre fatto salti mortali per conciliare il ruolo di madre e quello di attrice. In Distretto di polizia, la mia Caterina ha la forza e il coraggio di mia madre, la sua dolcezza e la sua capacità di infondere sicurezza. È stata lei che mi ha aiutata ed è stata vicina a Tommaso, sin dalla sua nascita, affiancando le baby sitter. La sua presenza è stata fondamentale, soprattutto quando è mancato Andrea. Nella scelta coraggiosa di Giovanna-Isabella Ferrari (sua figlia nella fiction, ndr), io rivedo la fatica enorme di chi, perso il compagno della propria vita, deve conciliare l'attenzione, l'amore per i figli all'impegno nel lavoro, che ci appartiene e che rappresenta anche una scelta di vita". Domanda. Nel serial di Canale 5 lei è una nonna-madre a tempo pieno. Nella vita come ha conciliato il suo lavoro teatrale, in giro per l'Italia, con la crescita del piccolo Tommaso? Risposta. "Portandolo con me fin dai primi mesi. Lui, oggi, ne è orgoglioso, racconta ai compagni che ha condiviso con la nonna il primo volo: solo che lui aveva due mesi e mia madre ottanta anni. Tommaso è un bambino che ha viaggiato molto: fin da piccolo ha imparato a riconoscere le città anche dalle foto che abbiamo e che riguardiamo spesso. Pensi che aveva solo 3 anni, quando mi ha detto: "Mamma, se fai teatro mi dispiace, se non fai teatro, mi dispiace...". Da quando va a scuola, ha cominciato a seguirmi un po , di meno, ma ha deciso lui stesso, vuole vivere la sua realtà, ed è giusto che sia così. Mi raggiunge ogni due settimane, segue il mio lavoro, ma il teatro lo ha sempre affascinato, fin da piccolo. Infatti coltiva una bella amicizia con alcuni attori con cui ho lavorato: con Andrea Giordana, mio compagno di scena per anni, si sentono spesso al telefono, vanno ìnsieme a prendere il té". D. Attitudini teatrali? I. "Ne ha e l'ho scoperto per caso. In quinta elementare è stato trasferito il suo maestro, con cui aveva un rapporto idilliaco. È arrivata una maestra e Tommaso, all'inizioi forse per aver perso, anche a scuola, una figura di riferimento maschile, era diffidente. Lui che non vedeva l'ora di entrare a scuola, quando arrivavamo all'ingresso faceva strani capricci. Mi sono preoccupata, ma la maestra mi ha detto di stare tranquilla e che lui era un vero figlio d'arte, perche intratteneva i compagni con imitazioni brillantissime. A casa ho fatto la voce severa: un bimbo va indirizzato e io dovevo fare anche da padre. Peròho riconosciuto che è bravo". D. E in che cosa rassomiglia a papà Andrea? R. "Lo ricorda in molte cose. Lui conserva il ricordo dei giorni trascorsi con il padre, quando io ero in tournée, e ne ha assimilato i gesti, il modo di muoversi, i gusti. Pasticcia come il padre in cucina, ha lo stesso modo di bere l'acqua d'estate, appoggiando con forza il bicchiere sul tavo- lo e abbandonandosi a un "Ah" di soddisfazione. Ma, per esempio, è stato lui a darmi le dritte giuste sui comandi dell'auto di Andrea: "No, mamma, guarda che i fari si accendono così". Mi sorprende sempre". D. Come nel serial, nel quale anche Caterina deve indirizzare i suoi ragazzi nelle scelte o nelle'difficoltà inevitabili della vita. R. "Oggi i ragazzi hanno tutto, ma bisogna stabilire dei limiti. Spesso, quando si è genitori e li si vede poco, si tende ad accontentarli in tutto. E si sbaglia. È accaduto anche a me. A un certo punto ho capito che mio figlio pretendeva tutto e subito. Eravamo a Milano, l'ho portato davanti alla vetrina di un grande negozio di giocattoli e gli ho chiesto di indicarmi un giocattolo che non avesse già. "Basta regali, si ottengono solo se meritati", gli ho detto. E lui ha capito. E un bambino vivace, ma che sa anche essere saggio. I suoi compagni di classe, in seconda media, hanno tutti il telefonino e lui mi diceva che oggi bisogna possederlo per sentirsi "giusti". "Ma tu pensi di averne davvero bisogno?", gli ho chiesto. E lui ha riflettuto e mi ha detto: "No. Più in là, forse ". Ancora un filo lega la sua interpretazione in Distretto di polizia a vicende personali. lvana Monti è una donna che ha guardato alla realtà e alla crudezza della vita senza intermediazioni. Il suo incontro con Andrea Barbato è legato a una richiesta: lvana aveva bisogno di un permesso per seguire il processo alle Brigate rosse per l'assassinio di Aldo Moro e si rivolse a Barbato, allora direttore di un quotidiano, per ottenerlo. E, in Distretto di polizia, si è trovata ad affrontare di nuovo l'efferatezza di un disegno criminale, questa volta di stampo mafioso, dove la credibilità di sua figlia, Giovanna-lsabella Ferrari, è minata da un pentito che infanga la sua attendibilità. "Sono pagine dram- matiche", dice lvana Monti, "nella fiction si rispecchiano momenti diffi- citi della vita del nostro Paese. La vita ci chiama a grandi prove e semplificare è sbagliato: non si può condannare il pentitismo, ma nemmeno ritenere tutto veritiero. Bisognerebbe poter provare la sincerità delle persone. E, come scrive Harold Pinter,la sincerità può essere in uno sguardo. Pe- netrare l'animo umano è difficile. Il teatro è una grande scuola". Dopo Pinter, il 2 marzo del prossimo anno Ivana Monti debutterà al teatro di Trieste al fianco di Eros Pagni in "Sior Todero Brontolon" di carlo Goldoni per la regia di Andree Ruth Shammah, poi a metà maggio affronterà una commedia della Maraini, "La terza moglie di Meyer". "Nel primo", spiega l'attrice, "sarò la madre di una giovane che riesce a far andare in sposa all'uomo che lei ha scelto, in barba a Todero, taccagno. Una donna ingegnosa, arguta, che pensa con la sua testa. Nella seconda, con Eros Pagni, siamo due consuoceri che si incontrano e che, da una conversazione legata ai figli, poi faranno affiorare altre verità". Al cinema, invece, ha smesso i panni della madre: tutt'altro ruolo nel film "La bella di Mosca", di prossima uscita, per la regia di Cesare Ferrario. "Interpreto una donna, figlia di un generale della nomenclatura russa, che lotta per tenersi il proprio uomo, affascinato da una ragazza di idee anarchiche". Ma la sua passione rimane il teatro contemporaneo. "Studio la poesia dagli Anni 70 agli Anni 90 e ho realizzato uno spettacolo, "Non ho altre parole da dirti", il titolo è di Andrea, che modifico in continuazione, così come un altro lavoro, "Mia cara madre", teatro popolare che raccoglie testimonianze dal 1913 al 1945, un testo su cui sono inseriti avvenimenti storici e canti popolari del luogo in cui viene rappresentato. Anche questo lavoro richiede ricerche e studi, continue modifiche. Sto raccogliendo un archivio di documenti sulla Resistenza. Andrea voleva che fossi non solo un'attrice-interprete, ma un'attrice-testimone del proprio tempo. E un progetto che, quando mi sveglio alle quattro del mattino, per studiare, e mi ritrovo sola in cucina, continuo a realizzare insieme con lui".