MIGRANTI II
da VA PENSIERO a VOLA COLOMBA

Migrazione italiana e canto popolare dall’800 ai giorni nostri

La drammatica attualità dei continui flussi migratori verso l’Italia dai Paesi in via di sviluppo risveglia, nella nostra memoria di migranti, il desiderio di ripercorrere itinerari e significati della nostra antica migrazione.
Vediamo così che a pochi anni dalla tanto attesa Unità d’Italia (1861), le insostenibili condizioni di miseria, di nuove pressioni fiscali (tassa sul macinato), di dura repressione delle lotte sociali, svuotavano interi paesi e spingevano famiglie del nord e del sud a varcare l’oceano in cerca di lavoro e di fortuna nella mitica “MERICA”.
Una migrazione interna muoveva invece dalle campagne alle fabbriche delle città e dava slancio allo sviluppo industriale del primo ‘900 mentre, con gli spostamenti dei mestieri, braccianti, mondine, spazzacamini passavano da un paese all’altro cantando quelle maliziose canzoni d’amore, di lavoro, di protesta entrate ormai nel repertorio del nostro canto popolare. Tutto il ‘900 vede ancora italiani migrare: dall’Istria all’inospitale “Continente” nel secondo dopoguerra (1947), dal “Continente” ad altri paesi europei, Germania, Svizzera, Belgio (Marcinelle,1956)... e di nuovo in America e di nuovo dalle campagne alle città e dal sud verso il triangolo industriale Milano-Torino-Genova… e di nuovo da Lecce a Schaffausen con il rap del Sud Sound  System: “Ehi, dove vai? Su quel treno non sei stato mai, mai, mai!”

E’ uno spaccato della nostra storia che non dobbiamo dimenticare!